Land Architecture

Il nuovo grande aeroporto di Città del Messico progettato da Fernando Romero (FR-EE) con Foster e Partners e l’attualissima proposta di Border City, la città di confine tra Messico e Stati Uniti d’America, spingono l’architettura verso una scala territoriale legata al disegno del paesaggio, dove progetto e pianificazione urbana si fondono in un’unica azione

 

Progetti di FR-EE e Foster + Partners, FR-EE – Foto rendering courtesy by FR-EE – Testo di Matteo Vercelloni

 

Il nuovo aeroporto internazionale di Città del Messico

Vincitore del concorso internazionale bandito nel 2014 dal Governo Federale Messicano, il progetto del grande aeroporto di Città del Messico assegnato al gruppo di progettazione FR-EE con Foster + Partners e NACO, non solo per scala d’intervento, ma anche per le ambizioni di costruire un’icona per il Paese e un volano di sviluppo per l’intera regione, si offre come infrastruttura architettonica e territoriale strategica per il Messico del nuovo millennio.

Al di là delle obiezioni emerse sull’opportunità della scelta del sito in relazione alle inevitabili trasformazioni dell’ecosistema locale. Con i suoi 743.000 metri quadrati di superficie complessiva sarà uno degli scali aeroportuali tra i più grandi del mondo con tre piste di atterraggio, raddoppiabili in un piano di espansione programmato sino al 2062.

La soluzione planimetrica a doppia “U” specchiata su un nodo distributivo centrale, una grande piazza coperta assunta come il cuore dell’aeroporto, ricorda un animale a quattro zampe, una forma organica e zoomorfa sottolineata anche dalla scelta della copertura sinuosa e quasi scultorea formata da pannelli modulari fissati su campate metalliche libere di 100 metri di luce, con 45 metri di altezza massima, per spingersi a raggiungere la quota del terreno e fungere così anche da chiusura verticale.

Gli spazi interni liberi e unitari scorrono così sotto la grandissima e fitta struttura metallica a geometria variabile, come in una sorta di grande padiglione continuo in cui organizzare percorsi, giardini e zone di sosta con grandi squarci verso il cielo che è catturato da coni di raccordo, imbuti architettonici che raggiungono terra come dei grandi calici.

Pensata per essere costruita in soli quattro anni, secondo un accurato processo che ottimizza il sistema prefabbricato a crescita infinita, la struttura che avvolge il grande aeroporto è di produzione messicana, montata da maestranze locali con la creazione di un indotto economico di grande rilevanza per l’intero Paese. Costruibile senza il bisogno di tradizionali impalcature, l’aeroporto sarà una vetrina per l’innovazione messicana, per i suoi imprenditori e tecnici.

L’intero edificio, certificato LEED Platinum, è pensato con tutti gli impianti, tubazioni e condotti, ubicati sotto la quota di calpestio del piano terreno, in modo da liberare totalmente la grande struttura di copertura da ogni tipo di elemento tecnico-impiantistico aggiuntivo visivamente incombente, per valorizzare piuttosto il disegno libero e la geometria di sostegno della volta ondulata continua.

Un grande giardino coperto è collocato tra le due braccia aperte della struttura nel lato rivolto verso l’ingresso e le uscite dei passeggeri. Tutti i gate d’imbarco e arrivo si sviluppano all’intorno delle lunghe braccia della struttura complessiva come dei baccelli collegati all’organismo madre. In asse alla struttura, verso l’interno delle piste di fronte agli hangar di servizio, è collocata la torre di controllo, una sorta di iconica e colossale torcia non priva di simbolismi.

Del resto, come racconta Fernando Romero: “Questo aeroporto del futuro è stato progettato ispirandosi al passato: la forma, il simbolismo, la dimensione fortemente scultorea dell’edificio, sono aspetti che si collegano all’arte e all’architettura messicana. L’architettura prende spunto dall’aquila che divora il serpente in cima alla roccia, uno dei simboli più importanti del nostro Paese. La zona d’imbarco è pensata come un lussureggiante giardino di cactus con un sinuoso percorso (il serpente) che si sviluppa sotto la copertura a evocare il volo dell’aquila con le ali aperte. Il simbolo mesoamericano del sole è ripreso subito dopo, nella sala centrale con la volta luminosa”.

In volo con Fernando Romero

Architetto Romero, cosa significa progettare un’architettura di servizio per il sociale e la comunità così densa di valori come il nuovo gateway per il Messico e le Americhe?
È un grande onore e una immensa responsabilità. Stiamo parlando del più importante progetto infrastrutturale che il Messico abbia mai intrapreso, che sta generando molti benefici sociali ed economici per tutti i messicani e una ragguardevole opportunità per sviluppare l’area nord-ovest di Città del Messico. Sarà anche il primo aeroporto LEED Platinum al mondo, a ribadire l’impegno di FR-EE per la sostenibilità e l’ecologia.

In che termini si è svolta la collaborazione con Norman Foster, nell’organizzazione del lavoro, rispetto a competenze e ruoli specifici?
Norman Foster e io siamo entrambi i Master Architects dell’aeroporto, il cui design è nato dalla nostra visione condivisa, a partire da un concept iniziale che è diventato proposta compositiva e supervisione congiunta delle fasi costruttive. È stata una vera partnership e collaborazione dall’inizio alla fine, con entrambi gli studi impegnati fianco a fianco in tutti gli step sotto la nostra direzione. Poi, come in tutti i progetti, per garantire le migliori performance del manufatto architettonico siamo stati coadiuvati dal contributo operativo di altri consulenti, quali ARUP per l’ingegneria, NACO per l’airport planning e Gehry Technologies per i modelli 3D.

Quale evoluzione, nell’immagine della città e dei comportamenti, prevedete che questo eroico macro-oggetto di architettura possa attivare o stimolare?
Questo progetto è il risultato dello sviluppo dell’industria dell’aviazione in Messico. Negli ultimi 20 anni, il governo federale ha attentamente analizzato diverse opzioni su come restituirne al meglio l’accrescimento; e negli ultimi 10 anni ha correttamente stabilito che la scelta migliore non fosse quella di ingrandire l’aeroporto attuale, ma piuttosto di costruire un nuovo master-plan che ci consentirà di crescere fino a tre volte rispetto alla situazione attuale (da 40 milioni a 120 milioni di passeggeri annuali).

 Una domanda di carattere più generale. Cosa si aspetta da CDMX WDC 2018? Cosa possono lasciare questi 365 giorni alla Ciudad in termini di proiezione verso il futuro?
Il Messico è stato un fertile terreno per la crescita ideale di molte arti e un luogo dove la modernità è fiorita architettonicamente negli anni Cinquanta e Sessanta, con esiti interessanti. Il progetto dell’aeroporto mostra come il Messico possa sviluppare e costruire grandi opere che contribuiscono alla definizione della nostra identità attuale, come è stato in passato.
Il WDO 2018 diventa una celebrazione di molti altri aspetti della creatività e del cambiamento: design industriale e grafico, moda, food and beverage…Tutto partecipa ad aumentare notevolmente la visibilità e l’attrattiva anche turistica del Messico, esponendo parte della ricca cultura già esistente nella città in questo momento. (Intervista raccolta da Antonella Boisi)

Border City

Presentato alla London Design Biennale del 2016 con un allestimento interattivo curato dallo studio Pentagram, il progetto della città di confine pensato da Fernando Romero Enterprise sulla linea che separa Messico e Stati Uniti d’America, a cavallo tra New Mexico, Texas e Chihuahua, appare una proposta di grande attualità in un momento in cui il tema dell’immigrazione e degli spostamenti di intere popolazioni è vissuto nel mondo come un fenomeno da risolvere con sbarramenti, nuovi muri di separazione, blocchi navali e dirottamenti dei flussi da un Paese all’altro, come una sorta di difesa estrema da ‘attacchi’ che sono in realtà inevitabili spostamenti di persone.

Costruire un nuovo muro tra Messico e Stati Uniti è stato uno dei punti focali delle elezioni presidenziali Usa del 2016; uno slogan che Donald Trump ha usato con abilità per conquistare consensi e che oggi si ritrova in altre forme anche a livello europeo. La proposta concettuale e programmatica della Border City, pensata da FR-EE, è invece quella di unire piuttosto che dividere, di usare la linea di separazione degli stati come arteria centrale per attivare un processo di fondazione nel tempo di una città ‘‘binazionale’, favorevole a entrambi i lati del confine, che utilizza strumenti di impresa come zone economiche speciali per sostenere la sua redditività.

Dal punto di vista del disegno planimetrico la scelta è quella di una griglia modulare esagonale espandibile all’infinito in modo da confondere città e territorio in un unico nuovo paesaggio antropico. Una proposta che va chiaramente oltre i tradizionali aspetti disciplinari per fare della sostenibilità economica e sociale, culturale e ambientale, i valori di riferimento per la costruzione di ogni forma progettuale.

Le ‘situazioni di confine’, le contrapposizioni da risolvere, si stanno moltiplicando in ogni parte del pianeta in relazione alla crescita delle popolazioni, degli aumenti migratori e delle economie che continuano a globalizzarsi. Border City può essere allora vista come un ‘prototipo urbano’ ripetibile in ogni situazione transfrontaliera.

Un’utopia positiva e realizzabile in un momento storico in cui le questioni dell’immigrazione, del controllo delle frontiere e del libero scambio, sono oggetto di accesi e agguerriti dibattiti in tutto il mondo, spesso in termini provocatori e incendiari.