Timeless space

Nell’Upper East Side, un’antica townhouse ristrutturata dallo studio Gabellini Sheppard Associates si accende di nuovi colori, configurando l’esclusivo palcoscenico di una residenza sviluppata su sette livelli, con il plus di una spettacolare piscina interna

 

Progetto di Gabellini Sheppard Associates – Ozlem Akcay, Principle Interior Designer; Courtney Adams, Interior Designer
Foto di Paul Warchol / courtesy Gabellini Sheppard Associates – Testo di Antonella Boisi

 

Di Michael Gabellini, architetto statunitense di notorietà internazionale – direttore creativo dello studio Gabellini Sheppard Associates da lui fondato nel 1991 a New York – ha sempre affascinato la maestria nell’esaltare il senso di apertura e fluidità ininterrotta di ogni abitazione sulla quale è stato chiamato a intervenire.

Il suo è un lavoro scultoreo sullo spazio e sulla luce che si affida a un segno minimale e sensoriale declinato con precisione millimetrica tramite l’impiego di una ridotta e misurata palette materico-cromatica.

Non fa difetto a questa espressione la proposta che ha visto Gabellini confrontarsi con la ristrutturazione e l’ampliamento di una townhouse costruita agli inizi del secolo scorso nell’Upper East Side. Un’esclusiva residenza unifamiliare urbana articolata su sette livelli (due, interrati, sono stati aggiunti proprio in seguito al suo intervento, per ospitare una rigenerante piscina e altre zone fitness-gioco private), che ha recuperato il fronte-strada finemente ornato in limestone, cifra della sua immagine architettonica originaria all’esterno.

Dentro, invece, la svolta: la casa è diventata il sofisticato fondale neutro di una dimensione abitativa contemporanea che incontra le necessità programmatiche di una coppia con quattro figli in crescita e il piacere di una quotidianità condivisa con una preziosa collezione di opere d’arte.

“La residenza comprende una serie interconnessa di gallerie, spazi di lavoro, ambienti di vita formale e informale, intrattenimento, zone living, pranzo, gioco, letto e bagno, composte in un continuum dall’esterno all’interno, dal pubblico al privato, dal piano terra verso l’alto” spiega l’architetto.

“Era nata come villa singola nel 1903, è stata trasformata in un condominio di nove unità, con un successivo intervento. Ora ha ritrovato il suo spirito indiviso autentico, anche se abbiamo implementato finiture e dettagli a misura di bambino per disegnare un habitat soft e organico, pronto ad accogliere e anticipare eventuali cambiamenti a breve-medio termine, secondo le esigenze dei fruitori più giovani”.

In breve, il passato cede il passo al futuro, la tradizione all’innovazione. Nella flessibilità della costruzione, che ha previsto gli spazi giorno, dai candidi pavimenti in marmo bianco Sivec, ai primi piani e quelli notte, con servizi dedicati, agli ultimi, il filo conduttore è rappresentato dalla scenografica scala a nastro, che si configura come un’interrotta sequenza di marmoree lastre bianche sostenute da una barra centrale in curva, a formare una suggestiva spirale.

La narrazione si declina poi nelle isole a latere con il ritmo disteso di una omogenea tavolozza di pietre chiare, metalli levigati e scuri legni wengè, che incontrano le trasparenze delle superfici in vetro, i bianchi vividi e opachi, semilucidi e riflettenti, degli elementi d’arredo e delle pareti che ospitano le opere d’arte, nelle loro policromie, posizionate con attenta regia compositiva.

Le ampie vetrate, che ritagliano il fronte posteriore su tutti i livelli fuori terra, restano il medium che garantisce connessione e partizione fluida tra le parti. In qualità di dinamici cannocchiali visivi nelle relazioni con l’esterno e filtri di una luce diurna che si effonde generosamente all’interno fino agli spazi underground, grazie all’innesto di un lucernario ritagliato nel piano di calpestio alla quota zero, diventano la cartina al tornasole di nuovi colori nelle ore serali.

Quando tutto il paesaggio cambia tonalità e anche la piscina rivestita in grandi lastre di marmo bianco reinventa, dialogando con la luce artificiale, la sua atmosfera di immacolata grotta sotterranea.