Un gigante dall’eterna giovinezza

Un fatturato da 140 milioni, 650 negozi nel mondo, un catalogo di oltre 800 prodotti di cui 100 presentati nel 2018. Calligaris festeggia 95 anni con numeri da record. E con una serie di nuovi progetti che lancia il marchio in un futuro da millenials

 

testo di Raffaele Panizza

 

La seggiola monumentale piazzata sullo spartitraffico all’ingresso di Manzano, ex capitale del distretto friulano della sedia, non c’è più. “Trent’anni fa era tutta una ‘città-fabbrica’: le strade erano idealmente i suoi corridoi, e i furgoncini passavano da un artigiano all’altro senza sosta, come se tutto il paese fosse un unico grande magazzino dell’arredo”, ricorda senza nostalgia Alessandro Calligaris, presidente di Calligaris e patriarca della terza generazione d’imprenditori dietro questo marchio storico del vivere italiano.

Anche perché a tener solida e viva nel mondo non solo la memoria ma anche la maestria c’è ancora la sua azienda, che svetta bianca rossa ed enorme proprio di fianco alla strada principale, a proporsi idealmente come nuovo monumento di questo territorio simbolico e operoso.

Un’industria a trazione familiare e vocazione internazionale, come nella miglior tradizione italiana, che quest’anno compie 95 anni di storia e li sta festeggiando con una forza e una freschezza da millenial: marchio rinnovato, nuovo sito internet e l’inedito pay off ‘My Home’ a sottolineare la voglia di arredare l’abitazione nella sua interezza, dalle sedie fino ai complementi più divertenti e pop.

Una spinta a cui si aggiunge il restyling dei negozi (sono 650 nel mondo) e il lancio di un’app a realtà aumentata che permette di vedere virtualmente ogni prodotto come se fosse già nella propria casa, a grandezza naturale, quasi per magia. Oltre all’enormità di cento nuovi prodotti proposti sul mercato solo quest’anno, che portano a più di 800 le creazioni a catalogo.

“Allo scorso Salone del mobile, per esempio, abbiamo presentato Lab, un tavolo allungabile grazie a un meccanismo elettronico, un brevetto che si aggiunge alle decine di invenzioni che abbiamo depositato negli anni”, racconta il capoazienda, che spiega: “L’intento, è mostrarci costantemente proiettati al futuro e impegnati nella ricerca”.

Un futuro che poggia sulle spalle di giganti. Anzi: sulle loro mani. Soltanto a Manzano, Calligaris ha tre sedi: un quartier generale con il grande showroom al piano terra, poi gli uffici amministrativi oltre a un reparto creativo e di prototipazione composto da venti persone, guidato dallo stesso Calligaris oltre al suo braccio destro Massimo Cian (Style & Design Manager di Calligaris).

Poi un capannone da 28.000 metri quadrati dove vengono assemblati tavoli e sedie. E un altro ancora, di 12.000 metri quadrati, in cui il legno viene verniciato e rifinito, secondo modalità manuali e artigiane davvero sorprendenti per un’azienda da oltre 140 milioni di fatturato, 700 dipendenti, 650 negozi e che esporta in 100 Paesi nel mondo.

“Se un po’ di colla cade sul legno, correggo tutto così, col pennello”, dice un’operaia addetta alla carteggiatura e al controllo qualità, operazione svolta meticolosamente su sette postazioni dove lavorano soltanto donne, figlie e nipoti di friulane che a loro volta hanno fatto questo mestiere per una vita. Così come a mano avviene la verniciatura delle gambe e delle strutture, immerse una a una nella tinta e poi appese ad asciugare su un carosello rotante, come una sorta di skilift del design.

Le parti in metallo arrivano dalla sede di San Stino di Livenza, poco lontano. Mentre il legno semilavorato dalla città croata di Ravna Gora, località strategica per l’approvvigionamento della materia prima, dove Calligaris ha acquistato una ex fabbrica di stato specializzata da decenni nella lavorazione del legno di faggio, frassino e rovere. Una precisa strategia di incorporazione continuata di recente con l’acquisto di Ditre Italia, azienda artigiana nata nel 1976 e considerata eccellenza nel settore degli imbottiti (divani, poltroncine e letti).

Nata nel 1923 come fabbrica specializzata nel settore delle sedie impagliate (negli anni Sessanta ha brevettato la prima macchina in grado di svolgere l’operazione in modo meccanizzato), Calligaris ha creato nei decenni prodotti iconici come le sedute Sabrina, Air, New York e Bess. Lavorato con grandi designer quali Aldo Cibic e Pininfarina (il suo Orbital, sorridono alcune lavoranti addette all’assemblaggio, è il tavolo più complicato di tutti) e valorizzato giovani talenti come il promettente Valerio Sommella, oltre alla creatività di Valentina Carretta e dello studio Archirivolto. “Abbiamo affidato ad alcuni designer emergenti anche la progettazione dei pezzi della collezione di complementi CoDe”, spiega il presidente, “una linea di 17 prodotti giovani e divertenti che servono ad avvicinare un pubblico nuovo e connesso”.

Per rendere più calda e completa l’offerta nei negozi, oltre a vasi e specchi, è stata anche realizzata una linea di tappetti a pelo lungo, stampati con una tecnica innovativa che permette di mantenere sempre intelligibile il disegno e la texture, anche quando la superficie viene accarezzata o spettinata.

“Ci sono aziende che amano legare i propri prodotti a nomi altisonanti del design”, continua Calligaris, “mentre noi preferiamo lavorare con professionisti, magari più giovani, in grado però di realizzare creazioni industrializzabili e più coerenti col marchio. Se un’idea non è replicabile a costi contenuti e rimane un esemplare unico, allora assomiglia più a un quadro che a un prodotto di design”.

Esigenza vitale, questa, per un’azienda in crescita costante, che realizza all’estero il 70 per cento del proprio fatturato, che ha da poco lanciato un servizio di e-commerce (per ora in Italia, UK e Francia e in futuro anche Stati Uniti) e sta aggredendo non solo la Cina, dove ha già dieci negozi monomarca, ma anche mercati più inattesi come Tunisia, Senegal, Ghana e Costa d’Avorio.

“Abbiamo anche tre flagship store che gestiamo direttamente, ma in futuro non ne aggiungeremo altri: preferiamo lavorare con partner locali che conoscano bene il mercato e il territorio. Tutte le nuove inaugurazioni seguiranno questo schema”, spiega l’imprenditore, che aggiunge: “ogni città di dimensioni medie, dai trecentomila abitanti in su, è potenzialmente interessante”.

Dopo la grande festa di lancio all’ultimo Salone del mobile, tutti i cento prodotti della nuova collezione hanno sostituito nello showroom la collezione 2017. C’è il tavolo Icaro, per esempio, con al centro un meccanismo rotante chiamato ‘lazy susan’ con piano in ceramica. C’è la sedia Liberty, destinata ad affermarsi come nuovo best seller. E la panca Atollo, rivestita di velluto e disponibile nei colori più richiesti dal mercato: dal rosa cipria al verde smeraldo.

Poi c’è il sistema giorno Manhattan, con i suoi elementi completamente personalizzabili, proprio come le strutture dei tavoli e i fusti delle sedie, che per ciascuno modello sono disponili in metallo, oppure in legno. “I millenials amano scegliere e personalizzare, ed è per questo che abbiamo pensato a una gamma che garantisca una tale vestibilità”, conclude Calligaris.

L’imperativo da seguire, dice, è la giocosità. L’idea di fondo per i prossimi 95 anni di storia è che ciascuno non solo si diverta ad acquistare del buon design italiano, ma diventi in tutto e per tutto l’architetto di se stesso.